giovedì 7 giugno 2007

Anziana uccisa: romena non risponde

2007-06-02 21:30

Anziana uccisa: romena non risponde
Il legale, deve riflettere prima di poter parlare

(ANSA) -VENEZIA, 2 GIU- La romena di 37 anni, fermata per ipotesi di omicidio ai danni di Ada Tentori (67) si e' avvalsa della facolta' di non rispondere. Per il momento resta l'unica indagata per l'omicidio dell'anziana donna trovata sgozzata nella propria abitazione di Sant'Angelo di Santa Maria di Sala (Venezia). 'La signora - ha detto il legale - deve riflettere prima di poter parlare, anche perche', nei giorni scorsi, era gia' stata sentita dagli investigatori'.

Notte di aggressioni a Firenze

02/06/2007 - Colpiti con calci e pugni da due buttafuori di una discoteca fiorentina, che li avevano bloccati all'ingresso del locale.

E' quanto hanno riferito agli agenti di una volante un marocchino, 16 anni, e un somalo, 26, che sono stati medicati in ospedale, a Santa Maria Nuova, per lievi escoriazioni. I due africani, residenti a Firenze, hanno raccontato di essere stati bloccati, la scorsa notte, all'ingresso del locale da due uomini che si sono qualificati come personale di vigilanza della discoteca. Alla richiesta di spiegazioni sul perche' venisse loro impedito l'accesso, i due extracomunitari, in particolar modo il somalo, sarebbero stati colpiti, prima davanti alla porta d'ingresso, poi di nuovo a trenta metri di distanza dal locale. Gli agenti di una volante, intervenuti sul posto, hanno identificato gli addetti e il responsabile della sicurezza del locale, ma i due extracomunitari non hanno riconosciuto, tra questi, gli aggressori. Il somalo, che ha sporto denuncia per lesioni, e' stato trasportato all'ospedale di Santa Maria Nuova, ma ha rifiutato di essere ricoverato in osservazione. L'amico, invece, avrebbe riportato una prognosi di tre giorni. Sulla vicenda indaga la squadra mobile. Sempre la scorsa notte, intorno alle due, gli agenti di una volante sono intervenuti in una discoteca del centro storico, dove un fiorentino di 17 anni e' stato colpito con calci e pugni da due avventori albanesi. Secondo quanto ricostruito, l'aggressione sarebbe stata motivata dal fatto che un amico del fiorentino aveva urtato poco prima l'albanese, rovesciandogli addosso una bibita. Nuovo intervento in viale Guidoni, davanti a un pub dove un uomo originario dell'Honduras, 29 anni, ha riferito di essere stato aggredito da un gruppo di magrebini, che, dopo averlo colpito senza alcun motivo al volto con un coltello, sono fuggiti a bordo di un'auto di grossa cilindrata. Il 29enne, medicato in ospedale, ha riportato una lesione giudicata guaribile in sedici giorni. Infine, poco prima delle quattro, in un locale in via Mariti, la polizia e' intervenuta per sedare una rissa. Ad avere la peggio, un rumeno di 20 anni e un coetaneo cubano che hanno riferito di essere stati aggrediti da un gruppo di albanesi, poi allontanatisi a bordo di un'auto.

Rumeni arrestati

Giugno 07

Tre rumeni arrestati a Bologna


Tre rumeni, senza fissa dimora e gia' noti alle forze dell'ordine per altri reati contro il patrimonio, sono stati arrestati dagli agenti della Polfer di Bologna che li hanno sorpresi a rubare in mezzo alla folla, durante un concerto nei pressi della stazione.

I tre si erano appena impossessati di un portafogli rubandolo ad uno spettatore. Un quarto rumeno, minorenne, e' stato denunciato a piede libero.

Prostituzione e lavoro nero

Giugno 07

Ad Andria dieci arresti
Il clan Arrivavano in Italia con la promessa di un'occupazione. In realtà le donne erano messe sulla strada, gli uomini sfruttati nelle campagne. E al vertice della banda c'era una donna rumena di 42 anni.

Da una parte il business della prostituzione, dall'altra gli introiti del lavoro nero nelle campagne. Agiva su due livelli l'organizzazione criminale composta da italiani e rumeni e con base ad Andria smantellata ieri dai carabinieri con 10 arresti (altri quattro rumeni sono ricercati). Al vertice c'erano una donna rumena di 42 anni e il suo compagno.
L'indagine
Le indagini sono state avviate dopo la denuncia di un agricoltore che si era rifiutato di pagare una tangente di 30mila euro e che per questo si era visto abbattere 150 ulivi. I carabinieri sono così risaliti all'organizzazione che invitava i rumeni a emigrare con la falsa promessa di un lavoro sicuro. Una volta giunti ad Andria, pagando 400 euro per il viaggio, venivano avviati al lavoro nero nelle campagne e in alcune aziende della zona. La paga oscillava intorno ai 500 euro, la metà però finiva nelle mani del clan.
Lo sfruttamento
Per le ragazze più giovani e carine il destino però era un altro: la strada. Per convincerle a prostituirsi erano minacciate, picchiate e private del permesso di soggiorno. L'organizzazione metteva degli appartamenti a loro disposizione, ma in ogni stanza alloggiavano una decina di ragazze, che pagavano persino l'affitto per vivere in condizioni disumane.

Polizia seda una rissa e ferma degli zingari

Attualità - Ivrea - 01/06/2007
Tra ieri e oggi la Polizia seda una rissa e ferma degli zingari
A cura di r.p.
Ultim’ora 15.15 E’ scoppiata all’improvviso e violentissima la rissa che, ieri sera, ha coinvolto alcuni avventori del Caffè Arduino in pieno centro a Ivrea.

Iniziata all’interno del locale, per motivi ancora in corso d’accertamento da parte delle Forze dell’Ordine, la rissa si è poi trasferita all’esterno del locale dinanzi ai passanti dell’ora di cena.

Numerose le telefonate giunte al centralino del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Ivrea e Banchette, diretto dalla dottoressa Paola Capozzi, verso le 20.30, per segnalare la scazzottata in via Palestro.
All’arrivo delle Volanti, la situazione apparsa agli agenti è risultata subito un po’ più complessa di una “banale” scazzottata: contemplando anche il probabile uso di armi improprie, tanto che sono dovuti giungere in supporto anche equipaggi della Compagnia Carabinieri.

Riportato l’ordine, gli agenti hanno tratto in arresto tre pregiudicati: A. L. (1966), G. G. (1950) e A. G. (1970) questi ultimi padre e figlio, con l’accusa di rissa aggravata dall’uso di oggetti contundenti. Gli agenti hanno infatti rinvenuto una chiave inglese di 40 centimetri (nascosta in una fioriera), un tubo di ferro di 90 centimetri e un machete con una lama di 37 centimetri, verosimilmente impiegati nella rissa.

Mentre gli arrestati, pur sanguinanti, non hanno voluto far ricorso alle cure dei sanitari, a dover andare in Ospedale è stato purtroppo il titolare del bar, pur totalmente estraneo ai fatti, colpito violentemente al volto nel vano tentativo di fermare sul nascere la rissa: dieci giorni la prognosi. Per puro caso la rissa non ha avuto un esito drammatico, dal momento che uno degli arrestati è stato colpito all’orecchio da un colpo di machete, per pura fortuna solo con la lama di piatto e non di taglio.

Stamattina all’alba, invece, la polizia del Commissariato di Ivrea e Banchette ha fermato una decina di cittadini rumeni.

Difficile che i residenti in Ivrea non avessero notato il gruppetto di zingari che da alcuni giorni faceva accattonaggio alle auto partendo da via Jervis: uomini, donne, perfino bambini.

Insospettiti da questa estemporanea presenza gli agenti del Commissariato di Ivrea e Banchette hanno iniziato un’attività d’indagine e pedinamento che ha dato presto i frutti sperati.

Frutti raccolti questa mattina all’alba quando gli agenti sono intervenuti in forze in uno stabile abbandonato di via Jervis (area ex Olivetti), trasformato dai nomadi in abitazione.

Sgomberata a Firenze area occupata da rumeni (

Sgomberata a Firenze area occupata da rumeni ( 31/05/2007 )
L'area in via Lazio, occupata da 21 rumeni

Un terreno in via Lazio occupato abusivamente da un gruppo di 21 cittadini rumeni è stato sgomberato all'alba di oggi dalle forze dell'ordine nell'ambito di un servizio straordinario di controllo del territorio disposto dal questore di Firenze Francesco Tagliente in tutti i 44 comuni della provincia. Gli occupanti, che avevano realizzato alloggi di fortuna, sono stati denunciati per invasione di terreni ed edifici mentre le baracche sono state rimosse. Sul terreno, a breve, inizieranno i lavori per la realizzazione di un distributore di carburante. In via San Biagio a Petriolo, nei pressi dello svincolo di via Pratese, sono stati allontanati altri 7 rumeni che si erano accampati con tende: anche nei loro confronti è scattata una denuncia. Sempre nel corso dei controlli, che hanno visto impegnati, oltre a sessanta unità della polizia, anche i carabinieri, agenti della polizia municipale, uomini del corpo forestale e della polizia provinciale, sono stati passati al setaccio tre campi nomadi della provincia. Ieri mattina, infine, é stato rintracciato e denunciato per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale un cinese che, lunedì sera, aveva tamponato l'auto di una pattuglia del commissariato di Rifredi, procurando a due agenti lesioni giudicate guaribili in sette giorni. I dati complessivi del servizio verranno resi noti nella mattinata di domani.

I Carabinieri sgominano una banda di “ladri di rame”

I Carabinieri sgominano una banda di “ladri di rame”
A cura di r.p.
Brillante operazione della Compagnia Carabinieri di Chivasso, nell’ambito del contrasto al traffico illecito di rame, quella conclusa nella giornata di oggi in località Borgo Revel di Verolengo.

Tutto ha avuto inizio da una segnalazione un po’ bizzarra: ai militari giunge voce che una strada di campagna che porta ad una cascina diroccata, luogo abituale di coppiette, da qualche tempo risulta stranamente trafficata da numerosi furgoni.

Iniziano così delicate indagini coordinate dal Capitano Michele Tamponi, comandante la Compagnia, e dal Maresciallo Giuseppe Pittaluga comandante la Stazione di Verolengo.

Subito una sorpresa dai primi accertamenti: la cascina in questione, diroccata e inadatta all’uso civile, risulta essere di

I sacchi di rame ripulito
proprietà di L. M. una signora originaria di Torino pluripregiudicata e, fatto ancora più particolare, eletta dalla stessa come sua prima casa.

Essendo la signora già nota ai militari per furti di rame, nasce quindi il sospetto che la cascina possa esser usata come magazzino e base per una possibile banda specializzata nel ramo.

Viene così disposto un primo sopralluogo che permette di scovare nei locali della cascina alcune matasse delle guaine di gomma con cui vengono avvolti i cavi in rame.

Il capitano Michele Tamponi, decide quindi di porre sotto vigilanza il rustico e, dopo tre giorni, la decisione porta il primo frutto: un uomo arriva al cortile, apre il cancello ed entra, immediatamente i militari, presenti in forze, lo fermano. Si tratta di D. M. (classe 1956) parente della proprietaria della casa. Immediato il sospetto nei militari che l’uomo fungesse da “battistrada” per un qualche carico in arrivo, così decidono di tornare a nascondersi. Dopo alcuni minuti ecco apparire un piccolo convoglio composto da una Lancia Lybra e da un furgone, i due veicoli vengono lasciati entrare nel cortile, dopo di che il portone viene chiuso e i militari escono allo scoperto intimando la resa. Vengono così bloccati: M. M. (classe 1925) padre della proprietaria e pluripregiudicato, il nipote (classe 1984) che era alla guida dell’auto e quattro rumeni (di cui due sul furgone) B. S. (71), M. A. (84), L. D. (69), M. C. (87), questi ultimi residenti presso il campo nomadi di Torino Corso Orbassano.

Sui due veicoli, intanto i militari trovano: dieci sacchi di rame già ripulito, un sacco di rame bruciato durante l’opera di pulitura dalla guaina in plastica e un sacco contenente bocchettoni in alluminio di distributori automatici di bevande. Le scuse addotte dai fermati appaiono subito labili dal momento che altre matasse di rame trovate nella cascina, recano ancora ben visibili i marchi “Enel” sulle bobine. In totale il materiale recuperato ammonta a oltre 800 Kg di refurtiva.

E’ stato così disposto l’arresto dei due italiani più giovani e dei sei rumeni, mentre il “patriarca” è stato denunciato a piede libero.