giovedì 7 giugno 2007

Zingari al lavoro

altre foto dei bravi ragazzi...
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I baby borseggiatori della Stazione Centrale

I ragazzini, rom rumeni, hanno meno di 14 anni e non sono perseguibili
I baby borseggiatori della Stazione Centrale
Venti tentativi di furto in un'ora: in piazza Duca d'Aosta l'azione dei piccoli scippatori è continua. Ma la polizia può fare poco

MILANO — L'uomo attraversa la piazza leggendo un giornale. La ragazzina gli si accosta alle spalle. Fa qualche passo dietro la «preda». Poi allunga la mano, tasta la giacca, tira fuori il portafogli. È fulminea e precisa. La scena dura pochi secondi. L'uomo continua a camminare. Lei si ferma, conta i soldi con un'occhiata e se li mette in tasca. Avrà dieci anni. Sorride. È l'unica femmina, in un gruppetto di ragazzini borseggiatori che non si riposa mai.
Sono le cinque e mezza di un mercoledì pomeriggio pieno di sole, sul piazzale della stazione Centrale di Milano. In una sola ora hanno tentato almeno venti furti. Hanno rimediato due portafogli, qualche urlo pieno di rabbia e sette-otto minacce di prendere una sberla. Sembra che si divertano, i bambini borseggiatori. Pare che prendano tutto come un gioco. È quel che rende la scena più amara, in questa piazza dove Milano corre e non si cura di quel che accade, a meno che non ci si ritrovi una mano nella valigia.
I piccoli borseggiatori, nel via vai, scherzano e si scambiano battute. Sono rom romeni. Un gruppo di dieci ragazzini, a volte qualcuno in più. Età: da nove a dodici anni. Vivono nei campi nomadi. Al «lavoro» dalla tarda mattinata fino alla fine del pomeriggio. Prendono i soldi, passano per un attimo i portafogli a un adulto seduto là vicino (che controlla se ci sono carte di credito), poi li buttano nei bidoni della spazzatura.
Battono solo un angolo della piazza Duca D'Aosta, tra l'uscita della metropolitana e la fermata dei pullman per gli aeroporti di Linate e Malpensa. È l'ultima emergenza, la più grave, in questa città nella città che è la stazione di Milano. Un'emergenza che va avanti dallo scorso inverno. Difficile da contrastare. C'è un copione che si ripete. Gli agenti della polizia ferroviaria lavorano in divisa e in borghese. Cercano di prevenire i furti. Li acciuffano di continuo, quei ragazzini.
Ma hanno tutti meno di quattordici anni: non sono imputabili. Li portano in comunità per minori, spesso lontano da Milano. A Genova, Mantova, Lodi, Pavia, Lecco. E ogni volta i piccoli scippatori scappano per tornare in stazione. È un vicolo cieco. Per tutti. Per la polizia, che fa un lavoro continuo, quotidiano, per proteggere i cittadini. Per questi bambini che vivono in strada come criminali, mentre dovrebbero frequentare la scuola elementare. E per il Comune di Milano, che scende in piazza per chiedere più sicurezza e più forze dell'ordine, ma non riesce a organizzare un intervento sociale per togliere i baby borseggiatori dalla piazza. E loro restano là. Come mercoledì pomeriggio.
Di fronte all'obiettivo di un fotografo, che non riusciva quasi a scattare tanto era serrata e continua la frequenza dei colpi, hanno puntato turisti, pendolari, uomini d'affari, un'impiegata di Trenitalia, donne con la borsa sotto il braccio. Hanno infilato le mani dentro zaini, trolley, ventiquattr'ore, valigie, tasche delle giacche. Nella metà dei casi non hanno trovato nulla. Sette-otto persone si sono accorte di quel che stava accadendo e hanno urlato. Un anziano, l'unico, ha avvertito una donna del tentativo di borseggio. La ragazzina gli ha scagliato contro una bottiglietta di plastica, coprendolo di insulti. Alle 17,30 un uomo in bicicletta si è ritrovato alle spalle un bambino che gli frugava nella tasca. Si è fermato, ha provato a inseguirlo e ha chiamato la polizia. La volante è arrivata in un minuto. Poco dopo una pattuglia, a piedi, ha cominciato a girare sulla piazza. I ragazzini guardavano le divise da lontano.
Gianni Santucci
01 giugno 2007
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Romeno arrestato a Torino

Sventato sequestro di tre bimbe

Il rapitore in stato confusionale durante l'udienza di convalida del fermo

TORINO - E' stato arrestato nel capoluogo piemontese un romeno di 36 anni che sabato scorso ha provato a rapire tre bambine di Brescia mentre queste erano in gita scolastica a Torino.

L'episodio è accaduto sabato 26 maggio intorno alle 14 in pieno centro su corso Vittorio Emanuele II. L'uomo, secondo le prime ricostruzioni, ha tentato di afferrare una bambina di undici anni che faceva parte di una comitiva di una quarantina di alunni di quinta elementare. I bambini erano in attesa dell'arrivo del pullman. Le maestre si sono accorte di quanto stava accadendo e hanno impedito all'uomo di compiere il rapimento. Il romeno prima si è allontanato ma poi è tornato indietro e ha tirato via altre due bambine di 10 anni.

Le maestre però sono di nuovo intervenute e con l'aiuto di un commerciante e di tre giovani passanti hanno strappato le due bimbe dalla stretta dell'uomo. Il romeno è scappato di nuovo ma le volanti, che hanno circondato la zona, sono riuscite a rintracciarlo e ad arrestarlo. Il romeno non ha fornito le sue generalità.

Un testimone ha riferito di avere visto, insieme al romeno, una donna che è fuggita mentre sul posto sopraggiungevano le volanti. Questo elemento potrebbe fare propendere per l'ipotesi del rapimento. Il romeno arrestato aveva nelle tasche un coltello a serramanico e la foto di una donna.

Durante l'udienza di convalida del fermo, il romeno è parso in stato confusionale. "Ho solo abbracciato mia figlia", ha detto l'uomo al gip Cristina Palmesino e al pm Stefano Cappelli. L'uomo, durante il racconto dell'accaduto, ha collocato l'episodio in Romania e si è detto sorpreso del fatto di essere stato arrestato dalla polizia italiana. Il romeno, che ha detto di lavorare nell'allevamento di bestiame, si è difeso affermando di essersi avvicinato a una bambina per chiederle come stava.

La Romania e le sue singolari minoranze etniche

Maggio 07

Appaiono con sempre più frequenza nei media notizie relativi a crimini sempre più odiosi la cui responsabilità è di cittadini romeni (dal furto del rame delle reti ferroviarie ad una serie di omicidi come la strage di Appiniano nelle Marche, dall'assassinio della giovane studentessa nella stazione di Roma fino al delitto di due coniugi in Calabria a colpi di accetta, per il quale sono ricercati dei romeni).
Tuttavia per non rendere di tutte queste situazioni capro espiatorio una intera nazione occorre fare alcune importanti distinzioni e sereni approfondimenti.
Infatti all'interno della Romania vivono alcune entità etniche e linguistiche molto differenziate, che hanno rappresentato un grave problema, per cause differenti, per tutti i governi che si sono succeduti in questo Paese dalla liberazione dal giogo turco verificatasi a metà dell'800.
L'atlante De Agostini (edizione 2007) ci fornisce informazioni precise e chiarificanti.
Su circa 22 milioni di abitanti della Romania 89% sono rumeni veri e propri di lingua neolatina, il 6,6% sono ungheresi e vivono proprio nel cuore della Romania, in Transilvania, assieme ad una piccola minoranza tedesca.
Questa minoranza, oggi molto sviluppata economicamente e culturalmente, ha creato nel passato gravi problemi al Paese per il suo irredentismo molto forte.
Il terzo gruppo etnico, con propria lingua, costumi e tradizioni ancora di tipo tribale chiamati specificamente zingari dal De Agostini, sono circa il 2,4% della popolazione; erano però circa il 5% ancora 15 anni fa, quando dopo la caduta del comunismo cominciarono la loro migrazione verso i Paesi occidentali.
In Italia ne sono arrivati più di 100.000.

Appartengono per lo più a due gruppi tribali, i Rom ed i Sinthi, con lingua e tradizioni proprie, anche se tutti o quasi parlano il romeno o altre lingue slave apprese nei Paesi confinanti.
Arrivarono in Europa per lo più al seguito dei turchi (anche se alcuni rivendicano un' origine più antica) che dopo il passaggio dei loro eserciti si servivano di questi nomadi quali razziatori del territorio conquistato, una abitudine che mantennero per secoli creando problemi gravi a tutti i governi romeni.
Attualmente i circa 500-600 mila zingari rimasti in Romania rappresentano per lo più quei gruppi che sotto la pressione specie dei governi comunisti furono costretti a stanziarsi in località specifiche.
Ad uno di questi gruppi rom, della comunità di Rahova nei pressi di Bucarest, appartiene la assassina della giovare romana uccisa a Termini (vedi anche Il Corriere della Sera del 1° maggio 2007).
Zingari di origine romena sono stati parimenti gli autori di innumerevoli aggressioni e rapine nelle ville del nord Italia.
Parimenti gli innumerevoli scippi e furti che tormentano Roma e molte altre città italiane, operati da bande di minorenni, sono scientificamente preparati e diretti da questi clan di zingari.
Il depistaggio organizzato da molti media, specie di sinistra, per ragioni ideologiche parlano di fantomatici «slavi» (nessuna comunità linguistica o nazione slava si è mai dedicata al nomadismo o alla razzia ed al furto sistematico), di sudamericani (forse per l'aspetto fisico olivastro di questi nomadi europei), di giostrai (mettendo ingiustamente in cattiva luce i poveri residui dei nomadi italiani), etc., etc.

Invece occorre parlare chiaramente ed in maniera veritiera perché con l'entrata in UE della Romania l'immigrazione Rom e Sinthi in Italia potrebbe aumentare ulteriormente, anche per l'irresponsabilità di molti sindaci di sinistra compreso il «pennacchione» Veltroni a Roma, dove la situazione si sta sempre più aggravando.
Per certi aspetti l'organizzazione di questi zingari molto particolari in Europa potrebbe definirsi una vera e propria «organizzazione di stampo mafioso», della quale ha tutte le caratteristiche.
Con questo non si vuole dire che la totalità degli zingari in Italia svolga un'attività criminosa, ma proprio per tutelare quanti di loro cercano di svolgere servizi utili, o vivere di carità e piccoli commerci, va descritta in maniera chiara una situazione che è effetto di una immigrazione disordinata ed inutile destinata a creare gravissimi problemi al nostro Paese e persino a tutti gli immigrati che giungono in Italia con una onesta volontà di lavoro.

Professor Paolo Possenti

Milano far west!!!

Maggio 07

Due donne violentate e due morti ammazzati per strada in nemmeno ventiquattr’ore. Vicesindaco Riccardo De Corato che succede, il Far west a Milano?
«Succede che ci sono zone, come la Stazione Centrale in cui gli immigrati dormono nei vagoni».
Dormire è una cosa, stuprare un’altra.
«Non si può far finta di niente, c’è un’immigrazione che porta criminalità».
Chinatown è il centro, mica una periferia desolata.
«Eppure c’è chi ha sparato e nessuno ha visto. I carabinieri non riescono a trovare lo straccio d’un testimone. Sembra una zona di mafia».
Non è troppo facile dare la colpa all’immigrazione?
«Il 70 per cento degli ospiti di san Vittore sono extracomunitari. Per evitare le tragedie bisogna smettere di far finta di niente».
Voi del Comune cosa avete fatto?
«Abbiamo integrato 170mila stranieri. Possiamo fare di più? Se qualcuno conosce il modo ce lo spieghi».
Non le viene proprio nessuna idea?
«A Milano ci sono almeno 70 aree occupate abusivamente. Baraccopoli, tendopoli, favelas dove dentro c’è di tutto».
Zone franche?
«Zone in cui è anche difficile entrare a controllare. Si rischia la pelle».
Numeri?
«Almeno 70mila clandestini e 10mila rom».
Amato dice che non bisogna costruire ghetti, che è un problema di urbanistica.
«Amato e Ferrero pensino alla loro legge. Una volta in vigore renderà regolari anche i 70 mila clandestini».
Sicuro?
«Certo. Diranno che sono qui a cercare un lavoro, troveranno un fratello o un amico che li “sponsorizza” e noi ce ne dovremo occupare. Il governo prima li fa entrare, poi costringe i Comuni a risolvere problemi irrisolvibili. Ovviamente senza darci nemmeno un soldo».
Ma se cercano lavoro.
«Hanno 18 mesi di tempo. Quando sono passati, ci va Amato a cercare dove sono per riportarli a casa? Ma non solo».
Non solo?
«Nascerà l’albo degli “sponsor”. Gente che telefonerà ai loro Paesi e, in cambio ovviamente di soldi, si offrirà come garante per far ottenere un ingresso regolare in Italia. Una vera e propria industria pronta a generare altra delinquenza. Milano sarà invasa. E già ha il più alto tasso d’immigrati d’Europa».

Corte europea blocca espulsione ex imam Varese

Maggio 07

Corte europea blocca espulsione ex imam Varese

MILANO (Reuters) - La Corte europea dei Diritti dell'uomo ha sospeso oggi le procedure di espulsione per l'ex imam di Varese e un altro uomo di origine marocchina, assolti qualche giorno fa dall'accusa di reato di terrorismo internazionale.

Lo ha riferito il difensore dei due, aggiungendo che la decisione è stata presa in base all'articolo 3 della Convenzione dei diritti dell'uomo e all'articolo 9 del regolamento della Corte, che tra l'altro ha chiesto al governo italiano di avere i documenti relativi alla vicenda.

"Un Paese che trasferisca una persona espulsa o estradandola in uno Stato dove può essere sottoposta a trattamenti inumani, come le torture, viola la convenzione", ha spiegato l'avvocato Luca Bauccio.

I due sono stati trasferiti nel pomeriggio al Centro di permanenza temporanea di via Corelli, a Milano.

Il terzo, Mohamed Raouiane, rimane in carcere perché già condannato in contumacia a dieci anni di carcere in Marocco. Per questo motivo le procedure per una sua eventuale espulsione saranno più lunghe.

Lo scorso 24 maggio i giudici della prima corte d'Assise di Milano hanno assolto e scarcerato l'ex imam Abdelmajid Zergout, Abdelillah El Kaflaoui e un altro uomo di origine marocchina, Mohammed Raouiane, accogliendo così le richieste del pm di Milano Elio Ramondini che aveva giustificato la richiesta con la difficoltà di raggiungere la pienezza della prova a causa dell'annullamento di due rogatorie dovuto a problemi burocratici.

CLANDESTINI SU GABBIE TONNI PER 3 GIORNI

IMMIGRAZIONE: I CLANDESTINI SU GABBIE TONNI PER 3 GIORNI

(ANSA) - PALERMO, 27 MAG - I 27 clandestini soccorsi ieri sera a largo delle coste libiche dalla nave Orione della Marina Militare, non sarebbero rimasti per 24 ore ma per ben tre giorni aggrappati alle gabbie per l'allevamento dei tonni trainate dal rimorchiatore maltese Budafel. E' quanto emerge dai loro racconti, raccolti nel centro di prima accoglienza di Lampedusa. Gli immigrati, in gran parte provenienti da Ghana, Nigeria e Camerun, ma anche dal Sudan, dalla Costa D'Avorio e dal Togo, hanno ricostruito nei dettagli la loro odissea, cominciata nove giorni prima dal porto libico di Al Zwara. Nel corso della traversata, ostacolata dal mare grosso e dal motore in avaria, avrebbero incontrato due pescherecci: il primo avrebbe tentato senza successo di soccorrerli, il secondo avrebbe invece respinto il loro assalto disperato proseguendo la navigazione. Quando, dopo sei giorni, hanno avvistato il rimorchiatore che trainava le gabbie hanno cercato di 'agganciare' i cavi, ma la barca si sarebbe rovesciata. A questo punto sono riusciti a raggiungere a nuoto le passerelle che circondano le gabbie. I naufraghi hanno raccontato che l'equipaggio del rimorchiatore ha dato loro acqua e frutta solo il primo giorno. Sempre nella stesa giornata i 27 extracomunitari sulle gabbie sarebbero stati avvistati da un aereo militare, forse maltese, con una striscia bianca e dei cerchi rossi sugli oblò e sulla coda. Ma anche in quel caso nessuno sarebbe intervenuto. (ANSA).